Magari mi picchiano ma difendo i miei diritti
La notte del 5 Giugno, dopo aver finito di lavorare vado a casa mia che si trova dietro la Questura di Beyoglu. Dopo aver superato la questura mi sembra di sentire la voce di un poliziotto, ma tiro dritta, non ci faccio caso. Dopo aver sentito alcune scontate parolacce capisco che sta chiamando me e mi fermo. Lo aspetto. Mi grida; “Non sai che passare di qua è vietato?”. Io dico che abito lì da 10 anni e passo ogni sera da lì per andare a casa mia. A tal proposito il poliziotto mi apostrofa con parolacce pesantissime e comincia ad aggredirmi. Prima mi assesta un pugno sull’occhio e mi butta a terra. Dopo arriva un altro poliziotto. Penso che arrivi per aiutarmi ma mi sbaglio: insieme cominciano a prendermi a calci. Non mi hanno permesso di passare da quella strada.
Dopo le botte sono andata a farmi visitare e, con il certificato medico, ho sporto denuncia.
(...) In realtà non credo che siano solamente i transgender a subire la violenza. In questo Paese ormai tutti noi viviamo con la violenza; le donne, i bambini, gli Armeni, i Curdi, gli amanti degli animali, quasi tutti. A casa il marito picchia la moglie, la mamma il figlio ed il figlio il fratello. Dopo di che, egli va a prendere a calci il gatto. Per questo sono contraria al fatto che il nostro “nome” venga enumerato tra i disagi. Tuttavia è vero che in una società maschile anche la differenza sessuale viene, come tutte le altre differenze, percepita come un pericolo. Il potere e la sessualità sono in un rapporto stretto. Conseguentemente, nel momento in cui ci si distacca dalla scelta e dalla visione preferita della società maschile, essa lo percepisce come un attacco. Il dato di fatto che siamo noi a subire la maggior parte della violenza è solo un errore di percezione. La transessuale picchiata, uccisa e gettata in mezzo alla strada attira più attenzione rispetto alle donne che vengono uccise ogni giorno(...)
(...) La mentalità... dobbiamo cambiare questa mentalità. Temo che tra poco in questo paese non rimarrà nessun diverso. Dato che non ci si confronta con il passato e non vengono superate le paure, siamo obbligati a vivere con bassi standard di vita, tra violenza sessuale, terrore, paura di un colpo di stato e assassinii(...)
(...) Nel momento in cui nella nostra società quelli che non sono eterosessuali saranno percepiti come normali- perchè lo siamo- state sicuri che tutti questi problemi saranno risolti. Quindi credo che la soluzione dei problemi di un Curdo, Armeno, travestito, povero e di una donna risieda nello stesso posto, cioè nel cambiamento di mentalità. Però bisogno appoggiare su qualche base concreta tutto ciò che ho detto. Cosa vuol dire il “cambiamento di mentalità”? Se parlassimo di questo come se fosse una cosa che può avvenire tra oggi e domani, sbaglieremmo. Io credo che sia utile lavorare su progetti a lungo o medio termine, realistici e concreti (...)
(...) C’è bisogno di fare chiarezza, di fare luce sull'oscurità che attanaglia il problema e c’è bisogno di risolvere lo stesso problema a piccoli passi, metodicamente. Non è realistico sognare i grandi risultati prima di fare anche solo un passo minuscolo.
Fonte: Kaos Gl